“Le tasse sono bellissime” diceva l’allora Ministro Tommaso Padoa-Schioppa.
Peccato che Apple e Google non la pensino così, e probabilmente anche noi non lo pensiamo.
Non a caso, gli ultimi decenni sono stati caratterizzati soprattutto da crolli di mega società, frodi fiscali e quant’altro.
Proprio in queste ore potrebbe consumarsi l’n-esima frode fiscale. Questa volta è niente di meno che Apple, Google e Microsfot a finire nel mirino della Sec. Il motivo? Sembra che le due società della Silicon Valley abbiano fatturato in paesi con minore imposizione tributaria, al fine di evadere e risparmiare sui costi tributari appunto.
Il risparmio d’imposte è notevole: 7,6 miliardi di dollari per Google per le attività fuori dagli states. La stessa strada è stata seguita da Microsoft ed Apple, che fatturano moltissimo in Porto Rico, Singapore e Irlanda.
Più di tutti, Google sembra quella che ha utilizzato i paradisi fiscali alla meglio, conseguendo ricavi (tramite controllata) in Irlanda e grazie ai benefici fiscali (solo il 12,5%). Ma come funziona il sistema Google? per esempio, i profitti pubblicitari vengono fatturati alle Bermuda a cui la controllata irlandese destina milioni di dollari attraverso un veicolo societario olandese (SPV).
Ma l’effetto finale è ancora più sorprendente: Google così pagherebbe quindi il 3%, Apple il 2,5%, Microsoft l’8% . Nel mirino, però, finisce anche Facebook.
Insomma, gli stratagemmi sono sempre gli stessi: società veicolo e paradisi fiscali. Chissà cosa ne pensa la SEC, che è pronta ad aprire le indagini su queste “furbate”.
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